Bagnasco: troppi giovani disoccupati, superare immobilismo

2017-03-18 Radio Vaticana

Un piccolo impresario con la sua piccola bottega di falegname che vive per mantenere la sua piccola e straordinaria famiglia, in una società semplice e in un mondo non globalizzato. Con queste parole il cardinale Angelo Bagnasco ha tratteggiato ieri, durante la Messa in cattedrale a Genova, in occasione della solennità di San Giuseppe, la figura di questo Santo. Il presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei) ha sottolineato che San Giuseppe “ci indica l’intelligenza nella sua duplice declinazione: l’umiltà e la saggezza”. “L’umiltà - ha detto l’arcivescovo di Genova - è l’intelligenza che riconosce che tutti abbiamo bisogno degli altri, sempre e dovunque”. “L’intelligenza umile preserva dall’invidia, dalla voglia di essere sempre sulla scena, di essere ammirati e applauditi”. “La saggezza - ha ricordato il porporato nell’omelia - è l’intelligenza capace di parlare con gli altri nel desiderio onesto di trovare soluzioni, mettendo a frutto l’esperienza propria e chiedendo quella degli altri”.

Il mondo del lavoro esige l’agire in modo rinnovato
La solennità di San Giuseppe - ha aggiunto - “ci fa pensare al lavoro per poter agire in modo rinnovato” in un tempo segnato dalle “preoccupazioni di tantissimi disoccupati o giovani che mai hanno trovato impiego anche se preparati, capaci e disponibili”. “Il fenomeno dell’esodo all’estero di migliaia di giovani in cerca di lavoro e di futuro - ha spiegato il cardinale Bagnasco - ricorda migrazioni antiche e dovrebbero farci comprendere meglio le migrazioni attuali di rifugiati, ma anche di tanti in cerca di fortuna”. La situazione complessiva è ancora grave. “I 550.000 pasti distribuiti nello scorso anno dalle nostre mense - ha detto l’arcivescovo di Genova - ne sono un segno”. Ma “bisogna riconoscere - ha aggiunto il presidente della Cei riferendosi alla realtà della sua arcidiocesi - che qualche segnale positivo pare affacciarsi”.

L’immobilismo a volte è semplicemente miopia
“Un nostro male - ha sottolineato il cardinale Bagnasco - è quello dei veti incrociati affinché nessuno vinca, faccia bella figura, abbia dei meriti: in questa logica, il bene della Città non c’entra affatto, anzi viene impedito o danneggiato”. “Un'altra difficoltà - ha osservato - è quella di parlarsi poco, o di non parlarsi affatto, per trovare visioni comuni, linee operative: bisogna parlarsi non attraverso le prime pagine, ma attraverso l’incontro diretto e riservato, intelligente e – oso dire – cordiale”. “Una terza stortura, che rivela poco realismo, è la ricerca dell’ottimo, della soluzione migliore, così che spesso si resta immobili”. “Di solito - ha concluso il cardinale Bagnasco - questa posizione è un pretesto che nasconde interessi particolari; a volte è  semplicemente miopia”. (A.L.)

(Da Radio Vaticana)