Assisi: invitati per la prima volta anche i non credenti. Il prof. Hurtado: dialogo importante. Il priore di Bose: un messaggio per tutti

2011-10-28 Radio Vaticana

Tra i non credenti invitati all’incontro di Assisi c’è anche il filosofo messicano Guillermo Hurtado, docente presso l’Istituto di ricerche filosofiche dell’Università di Mexico “Unam”. Patricia Ynestroza gli ha chiesto una riflessione su questa giornata: R. – Bueno, primero fue un sentimiento de sorpresa... Prima di tutto ho provato un sentimento di sorpresa. L’invito mi ha emozionato tantissimo, anche perché il dialogo tra credenti e non credenti è molto importante per il mondo attuale. Entrambi cerchiamo mete comuni e una di queste è la pace, ma anche la verità. Ora, io definirei questo incontro di Assisi un evento unico, proprio perché per la prima volta sono stati invitati dei non credenti. Credo che sia un fatto molto importante a livello simbolico. Oggi, credenti e non credenti condividono problemi molto simili: siamo in qualche modo persi in un mondo di macchine e di illusioni. In questo contesto, dobbiamo cercare un dialogo profondo, innanzitutto sui grandi problemi dell’umanità contemporanea, i problemi etici dovuti allo sviluppo tecnologico, la salvaguardia dell’ambiente, la crisi della democrazia rappresentativa, e trovare decisioni condivise. Un altro tipo di dialogo riguarda le domande fondamentali della vita umana: le miserie e le grandezze della vita che condividiamo tutti. E’ un dialogo che ha bisogno di un’apertura reciproca e che deve cercare non tanto un accordo, quanto un piano di scoperta, in cui si possa capire la condizione dell’altro. E’ un’avventura che può trasformare in modo esistenziale credenti e non credenti, e condurci ad una conoscenza superiore e quindi ad una nuova condizione per l’umanità. Certo, conoscere se stessi è già quasi impossibile, e conoscere gli altri è uno sforzo ancora più straordinario che richiede molta pazienza e molta “carità”. Ma credo che dobbiamo farlo: dobbiamo avvicinarci agli altri e solo così potremo uscire dalla crisi attuale, che è una crisi molto più profonda di una crisi economica: è una crisi di spirito che condividiamo sia in quanto credenti che non credenti. (ap) Ad Assisi c’è anche il priore della Comunità ecumenica di Bose, Enzo Bianchi. Antonella Palermo gli ha chiesto il significato di questo incontro: R - E’ un evento in cui gli appartenenti a diverse religioni oppure non credenti si ritrovano insieme per riflettere sulla pace, per riflettere sul rispetto reciproco, per riflettere sulla propria ricerca di Dio, in qualunque modo essa venga compiuta, perché se è autentica, se è secondo coscienza è sempre un cammino che può essere significativo per l’umanizzazione… E’ sempre un cercare Dio. D. - Quale segnale per le Chiese, per le altre religioni e per i non credenti il fatto che Benedetto XVI abbia scelto di andare ad Assisi? R. - Certamente Benedetto XVI sa che ci sono dei cristiani che soffrono dell’intolleranza a causa del fanatismo religioso in Egitto, in Pakistan, in tanti altri Paesi, anche in Cina. Dunque la richiesta a tutti, non solo di una tolleranza, di un rispetto reciproco e che il nome di Dio non venga strumentalizzato in violenza e in aggressività. Questo è un messaggio per tutti gli uomini! D. - Si può pregare insieme? Nel titolo di questa Giornata la preghiera è stata anticipata dalla volontà di riflessione: come giustifica questa scelta? R. - Io credo che si possa stare insieme per pregare, ma ognuno deve pregare secondo i propri riti, secondo la propria preghiera, secondo il proprio cuore… Una preghiera comune non ha senso: noi oggi almeno non siamo capaci di pensarla, perché formule comuni sarebbero anzitutto non rispettose della fede, del rito, della preghiera, della Liturgia di ciascuna via religiosa. In qualche misura favorirebbe poi una qualche forma di sincretismo; potrebbe portare a pensare che tutte le religioni si equivalgano. Io credo, invece, che sia importante che ognuno rispetti la preghiera dell’altro, come avviene ogni giorno: quando noi cristiani andiamo in chiesa, altri, poco lontano, pregano nella moschea, altri un poco più lontano pregano nella sinagoga, altri ancora in altri templi di preghiera. Noi dovremmo aver coscienza di questo e chiedere al nostro Dio di radunare queste preghiere, di accogliere queste preghiere e sentire una profonda solidarietà di mendicanti presso Dio. Questo dovrebbe rallegrarci, che degli uomini preghino con vie diverse, con conoscenze diverse, con vicinanza alla verità diverse, ma tutti insieme siamo mendicanti: cerchiamo e preghiamo, senza sincretismi e senza ambiguità. (mg)