ASIA/PAKISTAN - Un centro di accoglienza dove convivono cristiani e musulmani

Islamabad - Pilar Ulibarrena è una suora francescana Missionaria di Maria, ultraottantenne, impegnata da quasi 40 anni in Pakistan, dove è arrivata nel 1968. In una nota pervenuta a Fides racconta che, attualmente, sembra essere diminuito lo stato di povertà mentre sembra aumentata l’intransigenza verso i cristiani e le minoranze: “Prima si poteva parlare, andare in giro. Oggi devi stare attenti a dove vai e con chi parli”. Impegnata nella casa di accoglienza San Jose, aperta da un missionario irlandese nel 1964 a Rawalpindi, la suora sottolinea di non aver mai avuto problemi nel centro, ma che si sono dovuti adattare ai cambiamenti in un Paese a maggioranza musulmana e dove i cristiani sono meno di 4 milioni su una popolazione di quasi 200 milioni di abitanti. “Prima potevamo girare con l’abito religioso e nessuno aveva da ridire,- continua – ora siamo state costrette a toglierlo”. Originaria di una località navarra di Olite, suor Pilar in Pakistan ha assistito finora a tante guerre, colpi di Stato, catastrofi naturali, al boom del radicalismo islamico che ha causato 60 mila morti negli ultimi anni, secondo le statistiche del Governo. Nel centro San José trovano riparo bambini orfani, paralitici, malati cronici e persone abbandonate dalle famiglie. Sei suore e circa 60 operatori si occupano dei 35 pazienti cristiani e musulmani che vivono lì, oltre alle 80/100 persone che ogni giorno si recano al dispensario. Di fatto, il centro sopravvive grazie alle offerte dei musulmani benestanti della zona che regalano capre, pane, uova o medicine.