Appello del segretario generale delle Nazioni Unite in difesa della minoranza - È catastrofe per i rohingya

2017-09-14 L’Osservatore Romano

La situazione umanitaria in Myanmar «è catastrofica». Lo ha detto il Segretario generale dell’Onu, António Guterres, incontrando ieri i giornalisti al Palazzo di Vetro di New York alla settantaduesima Assemblea generale delle Nazioni Unite. «Lancio un appello alle autorità del Myanmar a sospendere le attività militari e le violenze, e a riconoscere il diritto a chi ha lasciato il paese a tornare», ha aggiunto nel corso della conferenza stampa. Alla domanda di un giornalista se fosse certo che contro i rohingya sia in corso una «pulizia etnica», il segretario generale dell’Onu ha replicato: «Quando un terzo della popolazione rohingya ha dovuto abbandonare il paese, si può trovare una parola migliore per descrivere quanto sta accadendo?». La denuncia di Guterres segue quella dell’Alto commissario dell’Onu per i diritti umani, Zeid Ràad Al Hussein, il quale, due giorni fa, ha parlato senza mezzi termini di «pulizia etnica» contro la minoranza rohingya. A causa delle ripetute violenze e persecuzioni dell’esercito, e dei combattimenti tra soldati e ribelli musulmani indipendentisti, oltre 400.000 rohingya sono stati costretti a fuggire dallo stato occidentale del Myanmar del Rakhine e a cercare rifugio nel vicino Bangladesh. Secondo le ultime stime, circa il 60 per cento dei profughi sono bambini. Il numero cospicuo di persone in fuga che ogni giorno attraversano il confine ha messo sotto pressione i campi per rifugiati preesistenti in Bangladesh, con i nuovi arrivati che cercano un rifugio ovunque trovino spazio. «C'è una grave carenza di tutto, soprattutto di un tetto, cibo e acqua pulita» ha dichiarato Edouard Beigbeder, rappresentante dell’Unicef in Bangladesh. I rohingya rimasti in Myanmar sono invece stati ammassati in fatiscenti campi profughi, in condizioni igienico-sanitarie disastrose. Campi che non possono lasciare senza il permesso del governo. Il segretario generale delle Nazioni Unite ha, quindi, auspicato un piano d’azione per affrontare le cause alla radice della grave crisi della minoranza musulmana, chiedendo a «tutti i paesi di fare il possibile per fornire assistenza».