​Amicizia, carità e martirio- Chiavi dell’ecumenismo

2017-03-20 L’Osservatore Romano

Il pontificato di Francesco ha impresso un nuovo stile anche all’azione ecumenica. Pur non sottovalutando l’importanza al dialogo dottrinale, il Papa mette infatti continuamente in luce come l’unità con gli altri cristiani sia un’esperienza già oggi possibile alcune linee ispiratrici: l’amicizia personale, la testimonianza comune nelle opere di carità e nel martirio. È quanto viene sottolineato in articolo pubblicato sull’ultimo numero de «La Rivista del Clero Italiano», di cui riprendiamo ampi stralci.

Dopo più di cinquant'anni di dialogo ecumenico segnato da eventi importanti e spesso altamente simbolici, potevamo credere che nulla potesse sorprenderci su questo fronte. L’impegno irreversibile della Chiesa cattolica nel perseguire l’unità dei cristiani, che ribaltava secoli di rapporti ostili e conflittuali, di malintesi e di incomprensioni, aveva suscitato sorpresa, tanto spettacolare era il capovolgimento. Credevamo di avere visto tutto e che, ormai, si entrasse in una fase di routinizzazione del dialogo ecumenico nella quale ciò che aveva suscitato per un attimo lo sbalordimento, addirittura l’incredulità, diventava ormai ordinario, senza sorpresa.
Malgrado i precedenti rilevanti e spettacolari, Jorge Mario Bergoglio doveva provocare comunque sorpresa sul fronte dell’ecumenismo e del dialogo interreligioso influenzandolo in tre modi. Prima di tutto, il dialogo fraterno viene fondato sull’incontro tra le persone e l’amicizia. In secondo luogo, egli dà la priorità all’azione comune, al fare insieme e, infine, pone in primo piano “l’ecumenismo del martire”.

di Gilles Routhier