AMERICA/MESSICO - “Legge sulla sicurezza interna”: le riflessioni dei Vescovi

Chilpancingo – Per mettere fine all'insicurezza in Messico "in primo luogo è necessario formare adeguatamente la polizia federale, statale e municipale, questo obiettivo è fallito, non esiste una polizia addestrata ed efficace. Se lo Stato non è in grado di offrire sicurezza attraverso la polizia ordinaria, perché dovrebbero usare l’Esercito? L'addestramento della polizia è un compito che dovrebbe svolgere lo Stato, e farlo bene”. E’ l’opinione di Mons. Salvador Rangel Mendoza, OFM, Vescovo della diocesi di Chilpancingo-Chilapa, Guerrero, particolarmente segnata dalla violenza e dall’insicurezza. “Ciò di cui abbiamo bisogno ora" prosegue il Vescovo in un'intervista a Vida Nueva Digital "è purificare, certificare, istruire la polizia. Questo sarebbe il modo giusto, non creare una corporazione dell'esercito con poteri speciali".
Il 30 novembre la "Legge sulla sicurezza interna" è stata approvata dalla Camera dei Deputati: il provvedimento autorizza l’impiego delle forze armate per compiti di pubblica sicurezza e mantenimento della pace sociale. Tuttavia l'opinione pubblica interpreta l’atto legislativo nel contesto delle prossime elezioni. L'iniziativa di Peña Nieto, 6 capitoli e 31 articoli, stabilisce che la legge sulla sicurezza interna sia come uno dei rami principali della legge sulla sicurezza nazionale, quindi implica la possibilità che il Presidente della Repubblica faccia uso di tutte le Forze Armate per affrontare i fenomeni che hanno un impatto sull'ordine pubblico interno.
Mons. Salvador Rangel ritiene che tale legge sia stata fatta in modo rapido e senza consultazioni per dare tutte le facoltà al Presidente della Repubblica di decidere dove le forze armate possano attaccare, mentre “in una democrazia ci deve essere equilibrio tra le diverse istituzioni". Nella sua diocesi di Chilpancingo-Chilapa, dove le forze armate da qualche tempo coadiuvano il lavoro di sorveglianza di fronte all'azione crescente dei gruppi criminali, molte persone possono testimoniare autorevolmente sull'insicurezza della popolazione.
Il Vescovo inoltre ha evidenziato che le forze militari hanno uno scopo ben preciso, difendere la patria dai nemici, e i militari quindi sono addestrati, istruiti ad attaccare, per la guerra, mentre "da parte loro, le forze di polizia devono svolgere un lavoro più preventivo". La legge sulla sicurezza interna deve ancora essere approvata dal Senato della Repubblica, motivo per cui Mons. Rangel ha chiamato i senatori ad ascoltare la voce della popolazione: "sono rappresentanti del popolo, dovrebbero ascoltare bene le sue ragioni, contro e a favore".
Mons. Salvador Rangel Mendoza in più occasioni è stato testimone della mancanza della minima sicurezza per le persone e dell’impotenza delle autorità, che non sono in grado di rispondere alla violenza criminale anche per la corruzione che ha raggiunto tutti i livelli .
Il Vescovo di Chilpancingo-Chilapa, è un missionario che cura il suo gregge e i suoi sacerdoti. Il 28 maggio non ha nascosto l'approccio avuto con i membri del crimine per accordarsi su ciò che le autorità non garantiscono più: la sicurezza. Anche il clero della regione e di altre parti del paese, non sfugge a questo orrore: molti sacerdoti sono bersaglio facile e vivono sotto la grande pressione della criminalità organizzata, che gli impedisce di svolgere la loro missione evangelizzatrice, proibendo persino di pronunciare la parola “narcotraffico”, altrimenti pagano con la vita . Il Vescovo si è anche offerto come interlocutore tra criminalità organizzata e governo, se le autorità lo chiedessero, come possibile tentativo di dialogo per mettere fine al clima di violenza che affligge Guerriero .