​Alla corsa interreligiosa Via Pacis la rappresentativa podistica dei dipendenti vaticani - I maratoneti del Papa

2017-09-04 L’Osservatore Romano

Una delle immagini promozionali della «Via Pacis»

C’è il vigile del fuoco che ha prestato servizio ad Amatrice e il giornalista dell’Osservatore Romano che corre (quasi) una maratona al giorno per andare in redazione. Ci sono le guardie svizzere e la farmacista che taglia spesso il traguardo per prima a braccia alzate. Ci sono la restauratrice e il custode dei Musei vaticani, e veri e propri artisti della tipografia e del legno. C’è chi porta ogni mattina il latte fresco della fattoria di Castel Gandolfo e chi si occupa di comunicazione, annona, biblioteca apostolica e archivio segreto. E ovviamente non mancano monsignori di curia, protagonisti nel campo della cultura e e dell’ecumenismo. Sono i “maratoneti del Papa” che hanno dato vita alla rappresentativa vaticana di atletica. Una trentina di dipendenti della Santa Sede — donne e uomini, ecclesiastici e laici — che hanno deciso di condividere la passione per la corsa e, al tempo stesso, di promuovere concrete iniziative di solidarietà, rilanciando appelli e messaggi di Papa Francesco.

«Non parteciperemo alle Olimpiadi, però cercheremo di testimoniare i veri valori dello sport attraverso l’amicizia e l’attenzione alle situazioni di disagio di tante persone» spiega monsignor Melchor Sánchez de Toca y Alameda, riferimento della squadra come responsabile della sezione sport del Pontificio consiglio della cultura. Ottenuto il via libera dalla segreteria di Stato, racconta il prelato, «ci affianchiamo ai nostri amici e colleghi della rappresentativa calcistica che già da molti anni, oltre a dar vita al campionato interno vaticano, giocano partite per raccogliere fondi destinati alla beneficenza». E anche «alla squadra di cricket messa su dai sacerdoti studenti delle università pontificie — dunque non propriamente dipendenti vaticani — che sta creando inediti canali di dialogo con i mondi asiatici, musulmani e anglicani dove, appunto, il cricket è uno sport diffusissimo».