​ Al convegno ecumenico internazionale di spiritualità ortodossa a Bose- Il sacramento dell’ospite

2017-09-07 L’Osservatore Romano

Non sarebbe un’esagerazione dire che da ambedue le prospettive, teologica e pastorale, il XX secolo è stato l’era dell’ecclesiologia eucaristica o dell’ecclesiologia di comunione. Costruendo su sviluppi della teologia biblica e patristica cominciati già nel XIX secolo, i teologi del XX secolo hanno riscoperto la centralità dell’eucaristia nella vita della chiesa. Questo interesse per l’eucaristia non vi fu soltanto nella Chiesa ortodossa. Eminenti studiosi occidentali della Chiesa romano cattolica, tra i quali Jean Daniélou e Yves Congar, riscoprirono l’ecclesiologia eucaristica in modo assai simile attraverso la lettura dei padri della chiesa greci. Questi studiosi prepararono il terreno per le riforme liturgiche del Vaticano II con la loro accentuazione della centralità dell’eucaristia simile a quella dei teologi ortodossi.
Questo rinnovato interesse per l’eucaristia non fu limitato soltanto al campo teologico ma ebbe immediate ripercussioni in campo pastorale. In porzioni sempre più grandi del mondo ortodosso semplici laici ora ricevono la comunione molto più regolarmente e frequentemente. Di fatto, nelle chiese maggiormente toccate dal rinato interesse per l’eucaristia, la maggioranza dei fedeli riceve la comunione ogni sabato. Ma questo rinato interesse non fu limitato al ricevere più frequentemente la comunione, in molti casi comportò notevoli cambiamenti nel modo di celebrare l’eucaristia, compreso l’uso di impiegare la lingua del popolo, la recita ad alta voce delle cosiddette “preghiere segrete”, una rinnovata attenzione alla predicazione, mutamenti nella pratica della confessione.
Oggi pochi sarebbero disposti a negare gli aspetti positivi del rinnovato interesse per l’eucaristia che ha fatto ora il suo ingresso nella riflessione teologica ortodossa tradizionale. L’ecclesiologia eucaristica offre una comprensione coerente, olistica della chiesa; la vede come realizzata e continuamente in atto di realizzazione nel tempo e nello spazio come pure nel mondo a venire. Qui e ora possiamo pregustare il banchetto celeste, l’immagine del Regno. Qui e ora, nell’eucaristia, possiamo sperimentare quella vera unità con Dio e con chiunque altro per il quale fu creata l’umanità e il cosmo intero.
E l’ospite di tale banchetto è niente meno che il Cristo risorto che continua a essere presente con noi nello spezzare il pane. È questo il significato del passo di Luca, 24, nel quale il Cristo appena risorto, appare la domenica ai suoi discepoli sulla strada che conduce a Emmaus. I discepoli dapprima non lo riconobbero; è soltanto a tavola, dopo che «prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro» (Luca, 24,30), che finalmente lo riconobbero. Naturalmente il messaggio contenuto in questo passo è che l’eucaristia, che la chiesa ha continuato a celebrare ogni domenica fin dagli inizi, rende vana la necessità di miracolose apparizioni di Cristo perché egli è con noi come ospite del pasto. Tutte le descrizioni sinottiche della cena del Signore presentano esplicitamente Gesù come l’ospite ed è la sua ospitalità che noi stessi sperimentiamo nell’eucaristia.

di Paul Meyendorff