Al confine tra Myanmar e Bangladesh- Mine anti-uomo per fermare i rohingya

2017-09-07 L’Osservatore Romano

«I miei bambini hanno freddo e hanno la febbre. Questi teli di plastica non possono proteggerci dal monsone». Ha 25 anni e quattro bambini la donna, di etnia rohingya, che pronuncia queste parole al corrispondente della France Presse nella zone del Bangladesh al confine con il Myanmar. È fuggita dalle persecuzioni dell'esercito del Myanmar e dalle violenze che nelle ultime settimane hanno causato centinaia di morti. Paradossalmente, può dirsi fortunata: è riuscita ad arrivare viva e senza gravi ferite.

Un bambino rohingya in un campo profughi nel Bangladesh (Afp)

La fuga dei rohingya è disperata. Le ultime notizie parlano di mine antiuomo posizionate al confine tra Myanmar e Bangladesh, che ostacolano il passaggio. L’altro ieri un ragazzo rohingya ha perso una gamba in un’esplosione mentre fuggiva; un altro è rimasto gravemente ferito. Per questi fatti il governo del Bangladesh ha protestato ufficialmente con il Myanmar, uno dei paesi tra i più minati al mondo a causa della guerra civile e che non ha firmato il Trattato di Ottawa per la messa al bando degli ordigni anti-uomo. La denuncia delle mine anti-uomo è solo l'ultimo capitolo di una tragedia che sembra senza fine. Ieri barcone con a bordo una trentina di persone appartenenti all’etnia musulmana, che tentavano di raggiungere il Bangladesh, si è rovesciato nella baia del Bengala, con un bilancio provvisorio di almeno cinque morti.

Gli ultimi dati delle Nazioni Unite, diffusi oggi, parlano di almeno 164.000 rohingya fuggiti dal Myanmar in Bangladesh dal 25 agosto a oggi. La maggior parte sono malati o gravemente feriti a causa del terribile viaggio intrapreso. Le testimonianze rendono bene la situazione. «I militari hanno portato via delle persone e bruciato il villaggio» afferma Kadil Hussein, 55 anni, parlando con la Reuters. «Tutti i musulmani nel nostro villaggio, circa mille persone, sono fuggiti. Alcuni sono stati uccisi dai cecchini, altri sono scappati» aggiunge l'uomo. Molti rohingya hanno scelto invece di restare nel Rakhine, dandosi alla resistenza armata.