Affascinato dalla semplicità
2012-07-04 L’Osservatore Romano
Umiltà e strenuo senso dei doveri che la sua posizione gli imponeva: la non sempre facile dialettica fra questi due momenti rimane una delle cifre della vita di Albino Luciani, quale viene ora minutamente ripercorsa da Marco Roncalli in
una
ricerca vastissima (Giovanni Paolo I. Albino Luciani, Cinisello
Balsamo, San Paolo, 2012, pagine 734, euro 34), che non solo ne ricostruisce la
biografia, ma svolge un’indagine puntuale sulla Chiesa italiana di metà
Novecento, sulla sua esperienza del concilio Vaticano II, sui difficilissimi
(per la Chiesa e per l’Italia) anni Settanta. Il volume può dividersi in quattro
parti che corrispondono, grosso modo, alle tappe del ministero di Luciani. La
prima, dalla nascita (1912) al 1958, si svolge tutta all’interno della diocesi
di Belluno e Feltre, nel cui clero diventa sacerdote il 7 luglio 1935. Alla fine
del 1958, Giovanni XXIII lo nomina vescovo di Vittorio Veneto, dove rimarrà fino
a fine 1969: gli anni esaltanti del concilio, del viaggio missionario in Africa,
ma anche dell’alluvione del 1966, che colpirà la sua gente, e dell’inizio della
contestazione ecclesiale. Nominato patriarca di Venezia, prende possesso della
nuova diocesi l’8 febbraio 1970: otto anni per molti versi difficili e dolorosi,
che lo portano al breve conclave dell’agosto 1978 e all’elezione a Pontefice.
Infine pagine molto intense e storicamente ineccepibili sono dedicate al
brevissimo pontificato di Giovanni Paolo I e alla sua morte improvvisa e
solitaria.
Il centro ideale del volume di Roncalli è certamente il concilio Vaticano II e l’esperienza che ne fece il vescovo Luciani. Pur non prendendo mai la parola in aula, visse intensamente tutta la vicenda conciliare: l’incontro con vescovi di ogni parte del mondo, di lingue e culture molteplici, e il confronto con culture teologiche ed ecclesiologiche diverse produsse una grandiosa efficacia sulla sua personalità. «Io sono un convertito del concilio», era solito ripetere ai più diretti collaboratori.
Roncalli si pone ripetutamente una domanda: dopo gli entusiasmi del concilio, Luciani conosce negli anni del post concilio (diciamo dal 1969), un’involuzione? Diventa (come si disse) un «duro conservatore»? E a ragione conclude che non è Luciani che muta, ma il contesto.






