A Roma Campagna di sensibilizzazione alla carità dei Vincenziani

2017-10-10 Radio Vaticana

di Adriana Masotti

Un Simposio internazionale che, in occasione dei 400 anni dalla fondazione del carisma di san Vincenzo de’ Paoli, vedrà riunita la Famiglia Vincenziana con tutti i suoi rami, oltre 200 formati da consacrati e da laici, per lanciare una grande Campagna di sensibilizzazione sul tema della povertà.

Si svolgerà da giovedì a domenica a Roma e prevede per sabato 14 l’incontro con il Papa in piazza san Pietro. Stamattina la presentazione dell’evento in Sala Stampa vaticana con la presenza dei maggiori responsabili della Famiglia a livello mondiale: Padre Tomaž Mavrič, C.M., Superiore Generale della Congregazione della Missione e delle Figlie della Carità di San Vincenzo de’ Paoli; Padre Giuseppe Carulli, C.M., Superiore della Curia Generalizia e Padre Joe Agostino, C.M., Coordinatore del Simposio. Oltre 10 mila le persone attese, da circa 99 Paesi, per vivere insieme giornate intensissime con un filo conduttore: “ Ero straniero e mi avete accolto”.

In occasione del loro Anno Giubilare, Francesco aveva già indirizzato lo scorso 27 settembre, un messaggio a tutti i Vincenziani in cui sottolineava l’importanza della “creatività dell’amore” e di san Vincenzo scriveva: “Il suo esempio ci stimola “a dare spazio e tempo ai poveri, ai nuovi poveri di oggi, ai troppi poveri di oggi, a fare nostri i loro pensieri e i loro disagi".

Obiettivo dichiarato dell’iniziativa di Roma è “globalizzare la carità”. Ma che cosa significa esattamente?
“Per noi globalizzare la carità, spiega padre Carulli, significa concretamente raggiungere tre grandi obiettivi. Il primo è quello di unire tutta la famiglia vincenziana che si è diffusa in tutto il mondo, cinque continenti, 156 nazioni, oltre 2 milioni di persone, tutta unita per lo stesso obiettivo. Nello stesso tempo, globalizzare la carità significa sensibilizzare il mondo intero, le istituzioni pubbliche, quelle ecclesiali, ma anche le singole realtà al problema della carità”.

Una carità che guarda in particolare ad una forma di indigenza in crescita, quella dei senza dimora, per cercare insieme una risposta adeguata. La Famiglia Vincenziana ha promosso per questo scopo un progetto per il quale mette in campo tutte le proprie energie.

“Si tratta di un’alleanza per i senza fissa dimora, ci dice ancora padre Carulli, che per noi sono tre grandi realtà: non solo i senzatetto, quelli che dormono per strada, ma anche i profughi, gli immigrati che non hanno un tetto fisso. C’è anche il problema delle baraccopoli, delle favelas, di chi non ha un tetto degno di essere chiamato tale. Questa iniziativa vedrà la conclusione nel 2030. Noi ci stiamo già muovendo con micro progetti che permettono a persone con un nome ed un cognome, con una storia, di poter dire: “Ero un senza fissa dimora ed oggi ho un tetto. Ero uno straniero e mi avete accolto”.

Il progetto, già proposto lo scorso giugno al Parlamento europeo, verrà presentato sabato a Papa Francesco insieme ad una seconda iniziativa: quella del “Finding Vince 400”, cioè il Festival Internazionale del Film e il concorso dedicato alla figura e al carisma di san Vincenzo per raccontare con immagini la globalizzazione della carità. Un Festival che si concluderà con la premiazione a Castel Gandolfo dal 18 al 21 ottobre 2018.

Tanti nel mondo si impegnano per i poveri, la Famiglia Vincenziana ha due peculiarità:  “La prima è che Vincenzo ci chiedeva di andare incontro ai poveri, ci dice padre Carulli, perchè una grande caratteristica della spiritualità vincenziana è quella della visita domiciliare, quella che oggi Papa Francesco chiama la “Chiesa in uscita”. La seconda grande caratteristica è quella dell’evangelizzazione della promozione umana: non ci accontentiamo dell’assistenzialismo; quello che noi vogliamo è la promozione umana, fare in modo che un giorno quella persona non abbia più bisogno di noi, perché attraverso il nostro aiuto possa riscoprire la propria dignità”.

Una carità verso l’uomo, quella dei Vincenziani, che trova le proprie radici nell’amore per Dio riconosciuto negli ultimi. Significativo quindi l’arrivo a Roma, nella Basilica di San Paolo Fuori le Mura, per tutta la durata del Simposio del Cuore di san Vincenzo. La reliquia dal 25 gennaio di quest’anno ha intrapreso un pellegrinaggio per tutta la Francia e da Roma proseguirà lungo 4 anni per il resto dell’Europa. Il senso non è solo la venerazione del cuore del Santo, ma per chi vi si accosterà, la possibilità di instaurare con san Vincenzo “un cuore a cuore” che lo porti ad amare i più poveri come lui li ha amati per tutta la vita.

Ascolta e scarica l'intervista al padre Giuseppe Carulli:

(Da Radio Vaticana)