A metà strada la grande storia della Biblioteca vaticana - Libri e arte nel secolo dei Lumi

2017-03-15 L’Osservatore Romano

Dopo due anni esatti dalla pubblicazione del terzo volume della storia della Biblioteca apostolica vaticana dedicato al Seicento, è ormai pronto il quarto, che copre tutto l’arco del XVIII secolo. La storia della biblioteca giunge così al suo giro di boa: è infatti prevista in sette volumi, dalle origini sino a oggi, e si attendono a scadenza biennale i volumi seguenti, per completare l’opera nel 2022. Il titolo scelto per il quarto volume, ora in libreria, inquadra perfettamente la tendenza della Vaticana nel Settecento: La Biblioteca Vaticana e le arti nel secolo dei lumi (1700-1797).

Il volume è distinto in quattro sezioni, rispettivamente dedicate a illustrare i differenti aspetti di vita dell’istituzione: il contesto storico-culturale; la Vaticana e le collezioni artistiche; i fondi; il personale. La prima sezione relativa al contesto storico culturale comprende tre interventi. Il primo è la consueta e preziosa sintesi di Ambrogio M. Piazzoni della storia del papato di quel secolo, da Clemente XI Albani a Pio VI Braschi. Oltre ad analizzare la politica interna e la raffinata attenzione alle arti di alcuni pontefici, Piazzoni evidenzia la politica estera del tempo: dalla problematica attività missionaria in Cina, con la controversia sui riti cinesi, al Cristianesimo felice del Paraguay (l'espressione è tratta dal titolo di uno scritto di Ludovico Antonio Muratori e intende esprimere un giudizio molto favorevole delle reducciones gesuitiche in quei territori).

Il saggio di Mario Rosa è una solida analisi della società e della curia romana nel secolo dei Lumi, nella quale l’evocazione dell’antico e la resistenza al moderno si intrecciano in quella “repubblica delle lettere” di matrice muratoriana, che si sviluppa grazie a numerose altre figure di illustri politici, letterati ed eruditi: Francesco e Giuseppe Bianchini, Alessandro Gregorio Capponi, Giovanni Gaetano Bottari, il celebre Johann Joachim Winckelmann e il suo corrispondente Ludovico Bianconi, e l’arcade Giovanni Cristofano Amaduzzi. La sua è una sintesi efficace di un complesso periodo, che vide le condanne dell’Indice e del Sant’Uffizio, la pubblicazione di opere apologetiche e controversistiche nei confronti della cultura dei Lumi, ma anche la presenza di poteri forti all’interno della Chiesa fra gallicanesimo, febronianesimo e giansenismo.
Il raffinato saggio di Pier Andrea De Rosa offre la visione della Vaticana dagli occhi e dalla penna di eruditi britannici e francesi, che visitarono la Biblioteca in quel tempo: personaggi più o meno noti, che hanno raccolto commenti e opinioni diversificate sull’Istituzione, fra i quali rinveniamo i nomi di Hester Lynch Piozzi, Joseph Addison, Samuel Sharp, Tobias Smollett, John Berkeley, Maximilien Misson, Charles de Brosses, Joseph-Jérôme de Lalande, Pierre-Jean Grosley, Jérôme Richard, Mary Berry.
La sezione sulla Vaticana e le collezioni artistiche comprende cinque saggi, nei quali si snoda l’ampia e complessa struttura delle diverse collezioni artistiche che presero forma nel XVIII secolo all’interno delle mura della Biblioteca Vaticana.
Il primo, di Giovanni Morello, è una ampia sintesi sul collezionismo artistico papale del secolo, redatto da uno studioso che per decenni si è occupato di quelle collezioni e della loro storia. Morello, come indica il titolo del suo contributo, analizza la nascita dei Musei Vaticani, i Musei Sacro e Profano, nella Biblioteca Apostolica: colloca quell'evento nel suo contesto più ampio e lo pone in relazione con le intenzionalità politiche papali, che vedevano nelle istituzioni museali la possibilità di accrescere lo splendore di Roma e di testimoniare così la verità della religione cattolica.
Ad augendum urbis splendorem et asserendam religionis veritatem (“per accrescere lo splendore della città e per affermare la verità della religione”) che costituisce l'incipit della lapide posta nel 1756 sotto il grande stemma di Benedetto XIV all’ingresso del Museo Sacro è il titolo scelto per il suo contributo da Guido Cornini, che di quelle collezioni è l’attuale responsabile oltre che attento studioso. A lui è stato affidato il compito di entrare nel merito delle consistenze e degli oggetti artistici, delle loro provenienze e collezioni di origine. Cornini ha così fornito una sintetica ma dettagliata analisi delle provenienze collezionistiche di molte raccolte e ha anche redatto una guida epigrafica dei musei con la trascrizione delle lapidi significative che si trovano ancora oggi nei diversi ambienti.
Nel contesto delle collezioni artistiche ha trovato posto anche il saggio di Giancarlo Alteri, sulle origini e l’apogeo del Medagliere, che — come dice il titolo — tratteggia le prime fasi dello sviluppo di questo importante dipartimento della Vaticana, delineando la consistenza delle raccolte che già nel Settecento costituivano un’eccellenza.
Segue il contributo di Barbara Jatta sulla collezione di materiali grafici — ‒ stampe, disegni e mappe — costituitasi in quel secolo grazie a un collezionismo ecclesiastico e papale di altissimo livello. Jatta ha analizzato la prima raccolta, il cosiddetto Fondo antico, le modalità attraverso le quali ha avuto origine e la sua straordinaria consistenza di circa 18.000 stampe; offrendone anche un inventario generale e, nelle illustrazioni, vari esempi di sistemazione delle stampe. Si è concentrata poi sulla cosiddetta Stanza delle stanze, la «superba stanza destinata nella Biblioteca Vaticana alla riunione, e conservazione della raccolta delle Stampe», come la definisce il «Giornale delle Belle Arti» del 1785, cioè il luogo di custodia specifico per quei materiali che venne costruito, affrescato e decorato fra il 1784 e il 1786 con l’intenzione di magnificare l’arte grafica quale strumento di conoscenza delle altre forme artistiche.

Fra Sette e Ottocento, infine, fu costruita nei Palazzi Apostolici la Galleria Lapidaria, quale summa degli importanti ritrovamenti epigrafici frutto delle campagne di scavo di tutto il XVIII secolo: alla genesi della raccolta e, insieme, alla figura fondamentale di Gaetano Marini è dedicato il saggio di Rosanna Barbera e di Marco Buonocore che chiude la sezione.

di Cesare Pasini