A colloquio con il sociologo Farhad Khosrokhavar alla vigilia delle elezioni presidenziali- L’Iran alle urne

2017-05-18 L’Osservatore Romano

Venerdì 19 maggio, gli iraniani si recheranno alle urne per eleggere il nuovo presidente della Repubblica. Tra i principali candidati, il capo di stato uscente Hassan Rohani. Il suo avversario più accreditato è il conservatore Ebrahim Raissi. Intervistato dall’«Osservatore Romano», Fahrad Khosrokhavar, sociologo franco-iraniano e direttore all’Ecole des Hautes études en sciences sociales, analizza le attese e le sfide attuali del paese.

Quale società iraniana si accinge a andare a votare?

Cartelli elettorali nelle vie di Teheran (Ap)

Sono soprattutto i cittadini dai 25 ai 40 anni, e oltre, a essere motivati da queste elezioni, ritenendo che sia preferibile utilizzare questo spazio di espressione. Si accontentano delle aperture osservate sotto la presidenza di Rohani e ritengono che bisogna fare in modo che sia rieletto. Apparentemente, i giovani dai 18 ai 25 anni sembrano invece meno motivati ad andare a votare, si osserva in loro una certa delusione dopo il “movimento verde” di otto anni fa. Essi ritengono inoltre che l’attuale presidente non abbia sufficientemente riformato e aperto il sistema, che non sia riuscito a dare più garanzie a chi cerca una libertà di espressione e un sistema politico più aperto.

Cosa può succedere durante le elezioni?

Un altro aspetto della società iraniana, soprattutto all’approccio delle elezioni presidenziali, è la sua imprevedibilità, tutto viene deciso durante l’ultima settimana. Spesso, gli stessi che si erano dichiarati molto reticenti a votare cambiano rapidamente parere. Da una trentina di anni, le elezioni presidenziali in Iran sono occasioni di movimenti sociali importanti e imprevedibili.

Si nota un certo disincanto.

Questo è il vero problema: la società è sempre di più disincantata dopo la firma del trattato internazionale sul programma nucleare. In effetti, gli Stati Uniti non sono stati su questo punto molto impegnati e l’apertura è stata timidissima, non c’è stato un riflesso reale sull’economia, anche se piccole aperture ci sono state. Così nella società regna una certa disillusione. A livello della gioventù, questo si è concretizzato con un certo abbandono, mentre parte del ceto medio ha preferito partire verso il Canada o l’Australia.

La realtà demografica è in piena trasformazione in Iran.

La piramide delle età si è invertita e si sta avvicinando a quella dei paesi occidentali: la società iraniana sta invecchiando. Prima c’era una gioventù numerosissima, oggi invece il tasso di natalità copre appena la mortalità. Rispetto alle elezioni del 2009, la società iraniana è invecchiata di qualche anno e questa tendenza va avanti. Si nota reticenza ad avere molti figli, un atteggiamento cioè non tanto differente da quello della maggior parte delle società occidentali. Questo è un dato molto importante.

Come possono le minoranze religiose ed etniche influire sul risultato delle elezioni presidenziali?

Le minoranze etniche costituiscono tra il 10 e il 20 per cento della popolazione, ma sono sparse sulla periferia dell’Iran. Globalmente voteranno probabilmente per Rohani perché, sotto la sua presidenza, sono state prese alcune misure, certo limitate, di distensione.

Oggi a che punto è la secolarizzazione in Iran? E che tipo di secolarizzazione sta per avere il sopravvento?

Oggi la secolarizzazione consiste in un’emarginazione del religioso. Si vive la propria vita in un rapporto molto distante dal religioso, sopratutto nei grandi centri urbani e nei ceti medi modernizzati. Qui la popolazione è totalmente secolarizzata nella sua vita quotidiana, in cui il religioso occupa poco spazio. Poi c’è una secolarizzazione nella sfera religiosa, dentro l’islam, con nuove categorie di persone che, pur essendo credenti, ritengono che l’islam vero dovrebbe essere un islam del cuore. Gli intellettuali riformatori hanno lanciato questa visione della religione, e nuove generazioni sono attratte da questa versione. Infine, i fondamentalisti religiosi, anche se costituiscono solo il 10 per cento della popolazione, hanno un’importante capacità di azione. È una minoranza piccola ma che pesa molto nel sistema politico, economico e sociale. Dal punto di vista generazionale, gran parte della gioventù si orienta verso l’indipendenza totale rispetto al religioso, o anche verso una pratica che limita il religioso allo spazio privato.

Come va tradotta concretamente questa secolarizzazione?

È un sistema che ha integrato da oltre trenta anni ciò che potrebbe essere definito una dualità: è possibile fare in privato ciò che non lo è in pubblico. Questa doppia pratica è stata interiorizzata, soprattutto dai giovani, con il risultato che il sistema è meno rigido di quanto appaia.

L’ateismo si sta sviluppando in Iran?

Non c’è un movimento ateistico, ma piuttosto agnosticismo. Questo fenomeno esiste in Iran ma non raggiunge gli stessi livelli dell’occidente. Una forma di scetticismo nei confronti dell’attuale sistema politico è, invece, ormai molto radicata.

da Parigi Charles de Pechpeyrou