A colloquio con il rettore dell’università di Roma Tre alla vigilia della visita del Pontefice- Immersi nella città

2017-02-16 L’Osservatore Romano

All’interno della città e al suo servizio. È questa una delle missioni dell’università Roma Tre, dove Papa Francesco si reca venerdì 17 febbraio per incontrare studenti, professori e personale. Emozione, lusinga e attesa nelle parole del rettore Mario Panizza, che in questa intervista all’Osservatore Romano, spiega alcuni dettagli della prima visita del Papa a un ateneo statale italiano. 

Quale significato assume la visita del Pontefice a Roma Tre?

Armando Orfeo, «Iper-mondi»

È la prima volta che Papa Francesco entra in un ateneo pubblico, e confesso che sono emozionato ad accoglierlo. Questa giornata storica ha un significato sicuramente sociale, civile e culturale. L’impegno che il Pontefice sta dimostrando nei confronti della società civile, soprattutto dei soggetti più deboli deve essere una traccia per i nostri studenti, ma anche per i nostri educatori. Avevo scritto al Papa prima dell’estate e avevo raccontato un po’ come è Roma Tre e qual è il ruolo che cerca di svolgere all’interno della città. L’avevo invitato non per una celebrazione ufficiale, ma a parlare con gli studenti, con noi professori e con tutto il personale amministrativo. Ho avuto il piacere e la gioia di vedere accolta la mia richiesta e confesso che mi sono sentito anche lusingato. Per cui il valore è proprio questo: avere un confronto con una personalità che oggi è anche una personalità politica oltre a essere alla guida della Chiesa.
Quali sono le caratteristiche principali che contraddistinguono la vostra università rispetto alle altre presenti a Roma?
Tralasciando le private, quelle pubbliche oggi sono quattro. Conosciamo la più antica, La Sapienza ormai da settecento anni. L’altra è Tor Vergata, nata poco prima di noi. Poi c’è la nostra e quella del Foro italico, che è molto concentrata sulla salute e sulle facoltà di medicina. Sia Roma Tre sia Tor Vergata sono costole della Sapienza. Dobbiamo riconoscere che La Sapienza è una città universitaria, quindi ha un proprio recinto, una presenza chiara all’interno della città. Tor Vergata è un campus ricco di spazi, di laboratori, che si trova in un’area periferica, quindi distante dal centro. Roma Tre, invece è nata nel 1992, quindi venticinque anni fa, con un progetto: rivalorizzare un’area precedentemente industriale. Quindi abbiamo ricuperato edifici ormai dismessi vicini al cinodromo. C’è stato un vero e proprio impegno etico da questo punto di vista: tutto quello che serviva per l’ateneo doveva servire anche per la città. Ci stiamo riuscendo abbastanza bene. Basti pensare cosa rappresenta adesso la zona dell’ex mattatoio e del cinodromo al di là di viale Marconi, c’è una parte di città vissuta da studenti. Questo è un po’ il carattere particolare di Roma Tre. Da qui l’attenzione al rapporto con il territorio, facilitato dalle varie sedi immerse all’interno del tessuto urbano.