A colloquio con il cardinale Lorenzo Baldisseri - Dall’anno del sinodo all’anno del giubileo

2015-12-29 L’Osservatore Romano

Il bilancio di due anni di riflessione dedicati alla famiglia con lo sguardo rivolto al futuro, in vista di una riforma dell’ordo synodi in grado di dare maggiore impulso alla sinodalità ecclesiale secondo le indicazioni di Papa Francesco. Ne parla in questa intervista al nostro giornale il cardinale Lorenzo Baldisseri, segretario generale del sinodo dei vescovi.

Che bilancio si può fare di questo 2015?

Per il sinodo dei vescovi si è trattato di un momento molto speciale, perché abbiamo iniziato un percorso in parte differente rispetto al passato. In effetti, fin dall’inizio del suo pontificato, Papa Francesco ha riservato una particolare attenzione all’organismo sinodale e ha chiesto un rinnovamento. Nel corso dell’ultima assemblea sinodale, abbiamo commemorato il cinquantesimo anniversario dell’istituzione del sinodo, avvenuta il 15 settembre 1965 per volontà di Paolo VI. Tale commemorazione è stata un’occasione preziosa, che ci ha permesso di osservare con sguardo retrospettivo il lungo percorso compiuto, iniziato con molto entusiasmo e consolidatosi nel tempo non senza numerose variazioni. Oggi ci troviamo di fronte a un organismo di grande rilievo per la vita della Chiesa, ma al tempo stesso bisognoso di una revisione.

In queste due ultime assemblee la metodologia sinodale è cambiata sostanzialmente. Con quali risultati?

Il cambiamento è stato apprezzato, anche se inizialmente ha determinato una certa fatica, perché una nuova metodologia, che in linea teorica sembra facile, in pratica determina inevitabilmente dei problemi connessi alla necessità di sperimentazione. Tutto sommato abbiamo comunque registrato un buon successo. Il rinnovamento metodologico è stato determinato anzitutto dalla decisione inedita di celebrare due assemblee sul medesimo tema, trasformandole in due tappe di un unico cammino sinodale, e questo perché la tematica prescelta aveva bisogno di una riflessione distesa nel tempo.

Ci sono state altre novità che hanno riguardato la seconda fase del sinodo sulla famiglia?

Un’altra novità è stata quella di scandire i lavori sinodali in tre fasi di lavoro in corrispondenza delle tre parti che compongono l’Instrumentum laboris, per arrivare alla fine ad avere un progetto di testo unico e non delle semplici propositiones. Questa ripartizione ha permesso di riflettere distintamente sui temi, senza confusione o ripetizioni, sia durante le congregazioni generali sia durante le sessioni dei circuli minores. Una ulteriore novità è consistita proprio nell’aver dato più spazio ai circoli, all’interno dei quali i padri, suddivisi su base linguistica, avevano il tempo di intervenire liberamente e di elaborare dei testi con cui riformulare il documento base in vista del documento finale. Complessivamente questa nuova metodologia ha dato più spazio di intervento ai padri.

Durante l’ultima assemblea il dibattito è stato particolarmente vivace e ha registrato posizioni diverse tra i vescovi, ma alla fine la votazione ha registrato un consenso molto ampio. Come giudica questo fatto?

È stato un grande lavoro nel quale dobbiamo riconoscere la serietà e lo spirito di comunione che, nonostante le naturali differenze di opinione, ha permesso a tutti di convenire per arrivare a un consenso sulle diverse questioni. In questo ci è stato di enorme aiuto il Papa, che ha ricordato ai padri sinodali che l’assemblea non è un parlamento, ma uno spazio nel quale occorre lasciar agire lo Spirito Santo. Il confronto sinodale ha veramente arricchito il testo base.

Nell’ultima sessione i padri sinodali hanno proposto alcuni argomenti per il tema del prossimo sinodo. Come si concretizzerà in questi mesi il lavoro in preparazione alla prossima assemblea?

Intanto si attende l’esortazione apostolica del Papa relativa al cammino sinodale appena concluso. Quanto al lavoro futuro, ci sarà una riunione del nuovo consiglio ordinario della segreteria del sinodo in aprile. In quell’occasione, la segreteria generale presenterà una sintesi delle proposte venute dai padri sinodali e dalle Conferenze episcopali riguardo al tema della prossima assemblea. Per il momento abbiamo solo quelle dei padri. Si discuterà pure dei tempi, dato che nel frattempo stiamo lavorando alla riforma dell’ordo synodi. Infatti, alla luce del seminario di febbraio e anche dell’esperienza degli ultimi due sinodi, intendiamo continuare a studiarne la revisione.

Esiste una connessione tra il cammino sinodale sulla famiglia, che si è appena concluso, e il giubileo straordinario della misericordia, da poco cominciato?

Nel discorso conclusivo dell’ultima assemblea sinodale, Papa Francesco ha affermato che «senza mai cadere nel pericolo del relativismo oppure di demonizzare gli altri, abbiamo cercato di abbracciare pienamente e coraggiosamente la bontà e la misericordia di Dio», per «inserire e per vivere questo sinodo nel contesto dell’anno straordinario della misericordia che la Chiesa è chiamata a vivere». Possiamo dire che il cammino sinodale ha offerto un preludio del giubileo, indicando nella misericordia un pilastro essenziale sul quale si costruiscono la vita concreta delle famiglie e la stessa pastorale familiare. La famiglia è un luogo privilegiato di esercizio della misericordia: in essa i membri sono chiamati a esercitare costantemente l’arte del perdono reciproco, andando al di là dei torti e delle mancanze. È, questa, una riflessione che dalle famiglie si allarga alla famiglia cristiana e all’intera famiglia umana, nella consapevolezza — più volte ribadita dal Papa — che il nostro tempo ha un bisogno speciale di misericordia.

di Nicola Gori